“La mia bolla spaziotemporale” di Potsy Monsignori

“Nella mia bolla spaziotemporale, mi rivedo sempre a casa dei nonni paterni, in campagna, circondato da animali, senza telefono ed una strada bianca pronta ad impolverare tutto e tutti.

Vedevo nascere i vitellini nella stalla e bevevo latte fresco, la macchina era un miraggio, si usava la “treggia” per tutto…forse il precursore del SUV.
Una scatoletta di tonno mia nonna la faceva durare una settimana e il profumo delle sue tagliatelle e dell’aglio soffritto faceva venire l’acquolina…

Le feste dell’anno non erano quelle canoniche, erano la battitura del grano e la venuta del Prete per la benedizione della casa.
Per la battitura un turbinio di persone allegre lavoravano nell’aia di casa e le donne in un viavai continue erano impegnate a cucinare; era un evento magnifico, povero ma ricco di amicizia e di valori oramai dimenticati.

Quando veniva il prete la nonna preparava tutta la casa e le stalle degli animali per la benedizione, era un evento speciale.
Lo sport quotidiano? correre a rompicollo per acchiappare i conigli usciti dalle gabbie e i piccoli topini nel granaio, con le caprette poi ci giocavo cosi tanto che alla fine i vestiti erano tutti impregnati del loro olezzo.
Il mercoledì, giorno del mercato, si andava a piedi ad Umbertide, 9 km per riflettere su ciò che dovevamo comperare per la settimana, poche cose ovviamente.
Al posto del telefono avevamo un ponte radio che ci connetteva con il resto del mondo. Stavo spesso con i Nonni, forse gli unici insegnanti veri della mia vita…mi insegnarono ad allacciare le scarpe…il padre nostro… ad amare tutte le creature viventi ad averne rispetto anche mangiandole, lo scandire del tempo del giorno… la sveglia in mezzo a loro, era freddo in inverno senza riscaldamento, ma c’era il “prete”, un aggeggio di legno entro cui si mettevano le braci del camino per scaldare le lenzuola – diacce – prima di coricarsi, e l’acqua fredda e gli spifferi inesorabili che rendevano l’aria frizzante.
Se amo la mia terra è merito loro. Sono tornato a vivere qui nel 1995, tra i miei ricordi felici e miei progetti artistici che mi riportano sempre alla campagna.
La qualità della vita era diversa c’era tutto e niente, dipende… dall’importanza che si dà agli oggetti e l’unica cosa che ho capito nel corso della mia vita e che oggi siamo nel caos per questo motivo…Usiamo le Persone ed Amiamo gli Oggetti…mentre ieri era l’opposto.

Potsy Monsignori
ideatore del progetto Plastic Food, ha esposto in giro per il mondo, è artista e agricoltore

#daieriadomani #tuttoilbelloeilbuonoche #alcentrodellabellezza

“I Semi del noi” di Riccardo Rescio

I&f Arte Cultura Attualità “I Semi del noi” di Riccardo Rescio

La semina non è una strategia, è un processo, una successione di eventi che determinano, con il tempo e le attenzioni, il germogliare di piante, fiori e frutti. La condivisione non è un mezzo, ma un reciproco scambio, un vicendevole arricchimento, che con il tempo e la dovuta attenzione determina in noi il germogliare di pensieri, parole ed opere. Le strategie e i mezzi necessari per attuarle, sono solo deformazioni utilitaristiche della naturale maturazione, che l’uomo ha pervicacemente stravolto per raggiungere obiettivi personali, spesso a scapito di chi questi metodi non ama seguire. Perché la maturazione è quel qualcosa di straordinario che non spieghi, non è un processo strategico, non è un fine, non è neanche un obiettivo da raggiungere, ma un flusso che si implementa continuamente, indispensabile per riuscire ad attivare e ottenere realmente che germino i semi del noi. La vita è come un campo da coltivare, ed ognuno di noi ha l’usufrutto di un appezzamento, per un tempo determinato, del tutto imprevedibile e assolutamente limitato. La Terra è talmente varia e diversificata, che è impossibile che tutti possano avere appezzamenti tra loro simili, con uguali dimensioni e caratteristiche. Infatti tante sono le varietà dei campi, ci sono quelli di pianura vicino al mare, altri in valli di montagna, altri ancora vanno addirittura creati, la dove il terreno è in ripida scoscesa. Alcuni di questi appezzamenti sono estremamente fertili altri meno o appropriati a specifiche coltivazioni ed altri ancora adatti invece a qualsiasi tipo di semina, ma tutti hanno in comune quest’ultimo aspetto, la semina, che costituisce la condizione essenziale per far germogliare ciò che è indispensabile alla sopravvivenza. Senza semina non c’è maturazione, quindi la semina è fondamentale per dare inizio al processo, ma questo deve seguire con precisione e attenzione le regole della natura, che ne stabilisce tempi e modi, una antica sapienza che viene ciclicamente trasmessa dal tutore della terra ai propri successori. La scelta del tipo di seme determinerà la specie, la qualità e il sapore, di ciò che andrà a maturazione. I semi del noi, sono quelli di prima scelta, quelli dell’io la seconda, quelli dell’ego la terza scelta. Ma la semina se pur determinante è solo il primo importate passo, ci vorrà tempo, tanto amore, passione e dedizione, affinché il seme possa diventare, pianta, fiore o frutto. La vita non è che questo e noi altro non siamo che il frutto di quel seme.

Firenze 11 gennaio 2021 #ierioggidomani #tuttoilbelloeilbuonochece #alcentrodellabellezza

“Al mio amico Alan”

Aquarello di Daniela Padelli

Anche tu sei un amico speciale, incontrato lungo la strada dei miei sogni, che hai contribuito a rinvigorire, a inseguirli, senza nessuna garanzia di successo, ma liberi nei nostri pensieri. Da ragazzi abbiamo mille sogni e mille ambizioni, ma una volta entrati nella trappola del topo, ce ne dimentichiamo, iniziamo a credere che quei sogni, in fondo, erano solo delle bambinate e che da bravi e responsabili soldatini della società dobbiamo fare esattamente quello che ci hanno insegnato. No, noi continuiamo a sognare anche da grandi, caro amico, perché pensiamo con la nostra testa nonostante tutto e tutti. Lo facciamo per tutta la vita…attingiamo dal nostro cassetto reale o virtuale che sia e scegliamo una meta, un desiderio, un obiettivo.
Ci battiamo, cresciamo, cerchiamo con tutte le nostre forze, nonostante le avversità della vita, di arrivarci, di realizzarli e di conquistare così, passo dopo passo, una felicità che cerchiamo di trattenere con noi…Perché noi non abbiamo bisogno di denaro… ma di sentimento come recita la poesia di Alda Merini :
Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti….
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.
La tua amica.

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