“I Balmetti e lo sviluppo sostenibile” di Tiziana Leopizzi

via Francigena…

Che emozione ritrovarmi a camminare su questa via che evoca storie ad ogni passo. Avevo sempre sentito parlare dell’antichissimo collegamento aperto da avi coraggiosi per unire Nord e Sud: da Canterbury al Salento.
L’ho incrociata a Borgofranco d’Ivrea con Maurizio DiMaggio, la mitica Voce di RMC e grande amico di ARTOURO, invitati da lui a scoprire i Balmetti. ll nome vanta la radice ligure Balma che stava a indicare caverna o grotta.
“DiMaggio sempre in viaggio” è il suo pseudonimo social che ben fotografa la curiosità innata che lo caratterizza mentre la sua generosità lo porta a condividere le sue esperienze con gli ascoltatori. Caratteristica che ci riporta ai Balmetti della sua infanzia, luogo tradizionalmente legato all’accoglienza; ci aspettava proprio sotto la targa della via Francigena, e la percorriamo, cosa che personalmente mi ha molto emozionato, per raggiungere questo luogo fuori dal mondo, nato da un terremoto avvenuto circa tre secoli fa.

Siamo proprio sopra la placca tettonica africana che qui lambisce il piede delle Alpi. La spinta allora creó uno scossone tale che parte della montagna rovinò a valle, e per un fronte di circa un km si accumularono potenti blocchi di roccia che sembrano squadrati con l’accetta di un gigante.
Qualcuno però col tempo fece una scoperta: la montagna respirava… sorprendentemente dalle viscere della terra fuoriusciva aria fredda, alla temperatura costante di 8 gradi, estate e inverno, ma la cosa più interessante fu accorgersi che le fenditure, le “ore”, in sostanza camini naturali, si trovavano a intervalli più o meno regolari lungo tutto il fronte della frana.

A quei tempi non c’era modo di conservare i cibi se non d’inverno, grazie alla neve a al ghiaccio e gli abitanti, intuitone il potenziale, si organizzarono presto per sfruttare tanta manna. Pare sia stata la famiglia Di Giacomo, arrivata a Borgofranco nel ‘700 ma originaria della Valchiavenna, a donare agli abitanti il segreto per sfruttare il prezioso fenomeno già noto in Svizzera con il nome di Crotti.
Sorsero quindi prima dei ricoveri, che via via diventarono sempre meno precari, fino a diventare cantine. ll passo dalle cantine a luogo conviviale fu breve e al primo piano nacquero delle salette da pranzo, molto vissute. Lo strano insediamento irregolare fatto in sostanza di cascine frutto di architettura spontanea, si estende in direzione nord, fino alla Serra morenica, la spettacolare ruga, la collina che cammina alla stessa altezza per chilometri, che è il segno lasciato dai ghiacciai quando si ritirarono.

I Balmetti corrono per circa cinquecento metri e questo strano villaggio-non villaggio circondato da prati, a ridosso della montagna, che a prima vista sembra abbandonato, in realtà è un luogo di amicizia e condivisione, di relax, amato, e frequentato dagli abitanti che qui si ritrovano proprio per godere il fresco che la montagna genera. La Comunità è molto attenta alla sua salvaguardia, i Balmetti sono area protetta…e gli abitanti la difendono attentamente… Anni fa si opposero al passaggio di una superstrada che avrebbe potuto alterare l’equilibrio delle “ore”.
Vico di Bacco, Via del Buonumore e Via della Coppa che indicano già il carattere del luogo, si animano soprattutto in tre momenti particolari dell’anno: la festa dei Balmetti, naturalmente la vendemmia e il Carnevale.

In tutto il Canavese il Carnevale è profondamente amato legato com’è alla tradizione. Sono ben tre le società carnascialesche accompagnate dalle bande di ottoni e tamburi, e dagli abitanti che indossano le divise di Napoleone tra cui alcune vantano addirittura i bottoni originali.
Che aspettiamo? “Andòma ai Balmit” ! non è solo il titolo dell’ appuntamento della terza domenica di giugno quando i Balmetti di Borgofranco si riempiono di gente e di musica ma è l’invito ad un modo di vivere gioioso.

Maurizio DiMaggio è ARTOUR-O d’Argento

La Pro Loco di Borgofranco (tel. 0125-751307) è il punto di riferimento principale per visitare i Balmetti, tutti, lo ricordiamo, di proprietà privata.

#tuttoilbelloeilbuonoche #alcentrodellabellezza

Una risposta a "“I Balmetti e lo sviluppo sostenibile” di Tiziana Leopizzi"

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  1. Cara Tiziana hai sintetizzato perfettamente e con grande esattezza la storia dei nostri Balmetti e la loro unicità. Al piacere di rivederti ancora per una “merenda sinoira” nel mio balmentto di famiglia.

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