“Il 2 luglio del 1963, c’ero anch’io ” di Riccardo Rescio

L’aereostazione di Capodichino era nuova, piccola, ma molto carina, costituiva una metà fissa per me che abitavo nella parte militare dell’aeroporto. Ci andavo spesso a vedere i turisti che arrivavano e partivano da quella splendida Città conosciuta nel mondo con il nome di Napoli. L’aereostazione aveva una grande sala centrale con divani e poltrone di pelle e due corridoi, uno a destra e l’altro a sinistra dove, una dopo l’altra, c’erano le postazioni delle compagnie aeree internazionali che faceva scalo a Capodichino. Le postazioni erano tutte delle stesse dimensioni, sempre presidiate da hostess, molto gentili e sorridenti, sui banchi i leaflet e le brocure pubblicitarie, delle rispettive compagnie, di cui facevo sempre grandi scorte. Ero affascinato da quella particolare atmosfera, per me era come essere spettatore privilegiato a cui era data la possibilità di assistere alla realizzazione di un film. Tutto era molto curato, modernamente arredato, i turisti poi dai modi raffinati e ricercati, mi sembravano belli, elegantemente vestiti, sempre con borse e valige di pregio. Un volta, sempre all’interno dell’aerostazione, senti un annuncio che avvertiva il Signor Tony Renis, il cantante divenuto molto famoso con la canzone “Quando, quando quando”, di essere atteso da qualche parte, così per puro caso mi capito di assistere ad un gesto di galanteria, vidi Tony Renis che baciava la mano ad una hostess e la ringraziva per le gentilezze ricevute durante il volo, una scena che ricordo ancora molto nitidamente, uno dei tanti piccoli episodi che colpivano non poco la mia immaginazione. La parte civile dell’aeroporto di Napoli era a poche centinaia di metri dalla nostra casa, un alloggio demaniale dove vivevo con la mia famiglia, sempre all’interno dell’aeroporto, ma nella parte militare, poiché mio padre apparteneva all’86° Gruppo Antisom dell’Aeronautica Militare Italiana. L’aereostazione era quindi per me una specie di parco giochi, dove il divertimento era osservare il via vai dei turisti. Il 2 luglio del 1963, io avevo 13 anni, non sarei potuto di certo mancare all’avvenimento degli avvenimenti, John Fitzgerald Kennedy, il trentacinquesimo Presidente degli Stati Uniti d’America, sarebbe stato lì ed io lo avrei potuto vedere e così fu. Il Presidente Kennedy arrivò all’aeroporto di Capodichino su una macchina decapottabile nera, accanto a lui sedeva il nostro Presidente Antonio Segni.

Credito immagine : https://www.jfklibrary.org/asset-viewer/archives/JFKWHP/1963/Month%2007/Day%2002/JFKWHP-1963-07-02-F

Il 2 luglio del 1963, quindi io c’ero, ero in prima fila all’aeroporto civile di Napoli, solo pochissimi metri mi separavano dal mito, da quell’uomo politico, molto amato e apprezzato, che risultava simpatico anche ai ragazzini come me. I sistemi di sicurezza ci saranno sicuramente stati, ma ben lungi dagli attuali previsti per i capi di stato, quelli invece a noi visibili si riducevano a qualche agente in borghese, in completo grigio e Ray Ban di metallo a lenti scure, che dando le spalle all’aereo, controllavano il pubblico. Eravamo una folla festante, come raccontate dalle cronache di quei giorni e confermate da me, che ne sono stato testimone. In Città circa 700mila persone si erano riversate per le strade di Napoli, per vedere il Presidente Americano percorrere la città a bordo della sua limousine. Poco prima di salire a bordo dell’aereo che lo avrebbe riportato a casa, si congedò dicendo: “L’accoglienza affettuosa di Napoli ci rende più triste la partenza, più felice il pensiero del ritorno”. Quel calore spontaneo aveva davvero toccato il cuore del Presidente kennedy, almeno quanto il ricordo e la forte emozione provata che resta in modo forte ed indelebile nel mio cuore.

#daieriadomani #tuttoilbelloeilbuonoche #alcentrodellabellezza

Una risposta a "“Il 2 luglio del 1963, c’ero anch’io ” di Riccardo Rescio"

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  1. Bellissimo e prezioso ricordo che partecipa al lettore tutta la commozione di una cronaca unica vissuta in prima persona e che resta indelebile nella memoria di chi scrive al punto da conservare tutta la spontaneità del momento che sapientemente traspare e si trasferisce a chi legge
    Grazie

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