“Davanti ai tuoi occhi in pochi minuti” di Giulia Giglio

Ieri Oggi Domani

Davanti ai tuoi occhi in pochi minuti!
La osservo lì, appoggiata sulla scrivania in camera, la mia Instax giallo canarino pronta a realizzare nuovi fotogrammi.

E guardandola torno con la mente al 1996, anno della mia Prima Comunione. Si sa, i ricordi legati a quei momenti solenni durano nel tempo e con loro i regali ricevuti. Ma in quella giornata avrei avuto un’alleata in più per testimoniare le “avventure” di quel giorno e le future: la mia prima Polaroid.
Era il regalo di un amico di famiglia che, anziché puntare sui grandi classici, medagliette, bracciali, orecchini, aveva scelto una tecnologia che negli anni ‘90 suscitava ancora una grande meraviglia, nonostante la prima macchina fotografica istantanea risalga già al 1947.

Era un parallelepipedo dalla scocca nera, di plastica, “tascabile” per gli standard di quegli anni, con l’obiettivo e il flash a scomparsa. Mi bastava aprirli, puntare sulla scena e cliccare: in un lampo la fotocamera iniziava a produrre un rumore meccanico e a estrapolare l’immagine. Poi l’attesa, quei 2-3 minuti che passavo a sventolare la fotografia – senza esporla alla luce però! – e la magia di vedere l’immagine comporsi. E l’odore chimico dell’emulsione. Aveva anche un pulsante attraverso il quale si azionava una musichetta preregistrata, per far ridere le persone in posa. Quasi kitsch!
Un oggetto che se messo a paragone con i modelli attuali non può che apparire obsoleto, goffo e macchinoso. Tuttavia l’affetto che provavo per quello strumento non può essere minimamente paragonabile al legame che ho con la mia attuale istantanea, tornata di moda per il suo allure vintage e per quel senso di libertà dal digitale. Oggigiorno siamo infatti talmente immersi nelle immagini e nei video accumulati sullo smartphone, così abituati a intrappolarli sullo schermo, modificarli immediatamente e condividerli nel frangente successivo che abbiamo perso quei piccoli piaceri legati alla dimensione analogica. L’aspettare il momento giusto, il centellinare gli scatti per non finire il rullino e poi il volerlo terminare il prima possibile così da portarlo a sviluppare. Il piacere dell’attesa. Per poi scoprire che nella foto di famiglia il nonno ha gli occhi chiusi e la zia è mossa! Immagini che racchiudono un’imperfezione umana, in contrasto con la tendenza alla perfezione del contemporaneo.
E così con la mia Instax giallo canarino torno un po’ bambina: pronta con il dito sul pulsante dell’otturatore, nell’attesa dall’attimo migliore per scattare, curiosa di vedere cosa comparirà per magia sul quel piccolo rettangolino incorniciato.

Giulia Giglio

(Sanremo, 1988) Vive e lavora a Genova. Dopo la Laurea in Architettura e le collaborazioni con il gruppo di ricerca Re-cycle Genoa (UNIGE) e la Fondazione Renzo Piano, decide di seguire le sue passioni verso i campi della divulgazione, della comunicazione e dell’arte. Durante la Biennale di Venezia del 2016 è stata premiata dall’AIAC – Associazione Italiana di Architettura e Critica – nella sezione Giovani Critici. Ama viaggiare per scoprire nuovi luoghi, tradizioni, cibi e, ovviamente, visitare mostre e musei.

#daieriadomani #tuttoilbelloeilbuonoche #alcentrodellabellezza

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