“Balocchi e profumi” di Alba Folcio

I&f Arte Cultura Attualità


Rifletto a volte, sulla diffusa abitudine di documentare ogni momento ed ogni dettaglio della nostra esistenza e di come questa pratica potrà cambiare la memoria delle ultime generazioni. Sicuramente non potranno esercitare il diritto all’oblio, forse troveranno nelle immagini – estensione dello sguardo altrui – il filo conduttore dei propri ricordi.
Ma per i nati nel ‘900 è diverso.
Le fotografie scattate durante la mia infanzia sono poche, le immagini dei ricordi si formano nella mia mente spesso a partire da un altro stimolo; l’olfatto è il senso che veicola i ricordi e li fa rivivere istantaneamente con forza e con assoluta precisione, quando lo stimolo si ripresenta.
Odori di casa: lenzuola pulite asciugate all’aperto, impareggiabili al tatto quelle di lino un po’ grezzo, tessute a mano, soprattutto d’estate; odore di talco Robert’s con la confezione verde che mia mamma usava in abbondanza; profumo di sformato di formaggio, uno dei pochi piatti che mi mettesse appetito; odore di pastelli a cera e pongo che mia sorella scioglieva sul calorifero, insieme alle mie mani, quando mia mamma era nella vasca da bagno; odore di vinavil con il quale facevo una seconda pelle da staccare delicatamente per osservarne i dettagli, odore di coccoina, tanto gradevole da sembrare commestibile; l’aroma di caffè della moka e di caffè tritato nel macinino a mano col cassettino, che spesso mi veniva affidato; odore di caramelle Golia che mio padre mangiava in quantità quando voleva smettere di fumare.
Fuori: odore del negozio del cartolaio che, nonostante l’antipatia della proprietaria, mi sembrava il luogo dei desideri; l’odore di dopobarba a buon mercato che usciva dal negozio del barbiere, lo stesso di cui erano impregnati i minuscoli calendari in bustine di carta oleata, omaggio natalizio, con foto di donnine osé che, non so come, finivano nelle mani di noi bambine.
Ma in città gli odori sono sempre un po’ confusi, sicuramente più definiti quelli dei paesi.
Odore di Brianza, terra, verde, umido e muffa in alcuni angoli, odore di salumiere brianzolo, di minestrone poco appetitoso, di stufa e camino a legna, li ho rincontrati tutti quando sono venuta a vivere in Brianza. Più accoglienti quelli mediterranei. Il profumo del sugo di pomodoro all’abruzzese che usciva dalle finestre delle case e si univa con quello di pane fatto con il lievito madre cotto nel forno a legna e poi quello pomeridiano dei biscotti e dei dolci, avvolgevano l’intero paese; l’odore dell’olio di oliva nella ciotola di smalto con un cucchiaio appuntito riposto vicino ai fornelli nella cucina di mia nonna, da cui venivano sempre profumi di buon cibo; l’odore del mare, il profumo delle erbe della macchia, l’odore delle spiaggia d’estate, di creme per la pelle, di bomboloni fritti e la magia della sabbia sottilissima sotto i piedi, fra le mani e sul corpo; la puzza di pesce, piscio e putridume di alcuni angoli del porto; l’afrore di sudore e di animali da cortile sulla corriera, dove contadini e soprattutto contadine, ornate di gigantesche collane di corallo rosso, salivano con i loro polli vivi, appesi a testa in giù e le loro mercanzie, mentre per le strade camminavano con notevoli carichi in equilibrio sulle teste, mantenendo sempre un portamento naturale ed elegante; i profumi della pineta, quello delle rose rosa e quello delle rose rosse, quello dell’acqua di rose e dei cestini pieni di petali di rose che venivano affidati alle bambine affinché cospargessero l’intero paese durante la processione di maggio, meraviglia!
Questo racconto di memoria olfattiva potrebbe proseguire per pagine e pagine. Perché una memoria tira l’altra.
Ho sempre avuto un olfatto molto spiccato, in alcuni periodi così forte da sentire l’odore delle erbe nei vasetti. Secondo la medicina tradizionale cinese indica problemi di stomaco. Probabilmente è vero perché questa fase di olfatto acuto è fortunatamente terminata.
Ho spesso pensato che avrei potuto fare il Naso di mestiere.
Un ultimo e più recente ricordo olfattivo: l’odore della torba bruciata unito a quello dei combustibili fossili che avvolgeva intere città dell’est europeo. Dopo la riunificazione della Germania si poteva passare da est a ovest rapidamente, ma il confine olfattivo rimaneva. Per prendermi in giro durante il viaggio mi chiedevano “annusa un po’, dove siamo, a est o a ovest?”.

Alba Folcio

Artista eclettica, docente, presente ad ARTOUR-O il MUST fin dalle prime edizioni e ad altri progetti di Ellequadro documenti. È nella in collezione permanete di ABC 360 MUSiAT Alice bel Colle -Alessandria

https://vimeo.com/423684575

link Video “Sfogliare Nutrimenti” opera esposta alla Biblioteca Umanistica dell’Incoronata a Milano e in una prima versione, sempre profumata, a diverse edizioni di Artour-O a tavola

Opera esposta ad Alice Bel Colle ABC 360à MUSiAT (ultimo fotogramma) ed altre edizioni di Artour-O e MISA (le altre opere)
link Video “Impronte di luce”

#daieriadomani

#tuttoilbelloeilbuonoche #alcentrodellabellezza

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