“Più di ieri, meno di domani” di Patrizia Merlino

Da ieri a domani

“Più di ieri, meno di domani”
di Patrizia Merlino

Tutte le volte che sento parlare di parità uomo/donna, di gendergap ….mi viene alla mente la mia “storia” non che io sia un fenomeno……ma non ho mai creduto che la capacità di una donna si possa basare su una norma, bè no questo rende la credibilità delle donne, diciamo così, “poco credibile” e quindi abbiamo poco da lamentarci quando non veniamo valutate (anche economicamente) alla pari dei nostri competitor uomini.
La mia vita lavorativa, anche se sono una seconda generazione, è iniziata non in azienda anzi…la mia prima scrivania fu la lapide di un signore con due baffoni….aveva fatto la guerra del 15-18, ebbene sì io che viaggio sempre sul tacco ho iniziato con gli scarponi, andando sui cantieri ed all’inizio senza sapere se le case si costruivano partendo dal tetto o dalle fondamenta….per chi non lo avesse capito ho iniziato come marmista, nome declinato al femminile ma fatto sempre, nella storia dei tempi, da uomini.
Vi evito il racconto della prima volta che andai a comprare lastre a Carrara.
Sì a 19 anni ho rilevato una ditta di marmi, anche se ero iscritta a Giurisprudenza e sognavo di fare il magistrato antimafia (erano gli anni delle stragi), non scorderò mai la frase di un mio prof. “signorina lei ha il carattere e le capacità per riuscirci….ma appena atterata a Palermo le sparano sulla fiducia”….vabbeh il mio caratterino non è mai stato il mio punto debole.
Diciamo che non ho mai fatto scelte “convenzionali” … a meno che la moto da trial al posto del motorino sia la scelta più corretta, no no per me nessun tutù.
La ditta di marmi uscì da una proposta che fecero a mio papà e che io accettai incurante di essere una donna, ma credetemi imparare un mestiere che da sempre è regno degli uomini mi sembrò l’idea migliore, come aggravante alla mia voglia di fare e di non farmi spaventare dalle difficoltà, che spesso si rivelano per essere delle chance come abbiamo visto nel 2020, sono nata lavorativamente a Ceva, cittadina del basso Piemonte che diede i natali a Marisa Belisario la più famosa donna manager che l’Italia abbia avuto.
Vendetti l’attività, ma affittando il capannone che intanto avevo costruito, dopo 8 anni su e giù per i cantieri vivendo nei primi tempi scherzi che ora farebbero gridare, uno per tutti un giorno salii su una soletta e vidi togliere la scala di legno… beh sarebbe stato destabilizzante, ma non mi persi d’animo dissi a chi era sotto “se non mi vedranno rientrare stasera magari qualcuno verrà a cercarmi… intanto prendo il sole” questa frase fece sì che la scala tornasse al suo posto subito.

Se si vuole giocare in un campo avverso bisogna prima di tutto sapere ed accettare le regole del gioco, non possiamo volere la parità quando chiediamo di cambiare “a forza” le regole del gioco.
Se voglio fare un mestiere maschile o meglio che è sempre stato fatto da uomini, non vale chiedere che cambino il genere (magistrata, sindaca, assessora, meccanica… che giustamente una volta tanto il correttore dà errore scritto così) ma devo saper fare il mestiere, la bravura non è data per desinenza ma è data dalla propria capacità, in fondo gli uomini quando intraprendono mestieri “femminili” non fanno tante “storie”, lavorano e cercano di portare a casa i risultati.
Sinceramente se avessi avuto la fortuna di avere una figlia le avrei fatto fare un mestiere da uomo, senza aiuti, perché non vale lamentarsi ma, al contrario, vale farsi valere.
Sì io sono fortunata lavoro nella ditta che mio padre ha costituito 60 anni fa, come sanno bene tutti quelli che arrivano in seconda, terza etc… battuta, siamo fortunati, abbiamo la “pappa pronta”, ma chi lo dice spesso non sa quanta fatica ci sia nel guadagnarsi il “posto al sole” perché l’ombra di chi ci ha preceduto se è stato bravo, forte, capace, intraprendente è tanta, e allora bisogna fare di più.
Nel mio caso mio papà mi ha cresciuta (e qui torniamo al problema di genere) senza favoritismi né in quanto sua figlia, men che meno perché donna.
Ed io ho sempre preso ogni sfida che mi ha lanciato come un challange per dimostrare che non basta essere figlia di …
Per un periodo abbiamo dovuto stampare dei particolari all’interno di uno stabilimento esterno, bene chi ha vinto la missione? No non servono indovinelli io… ovvio la sfida era importante ed impegnativa, bene anche in quel caso non sono arretrata, ma pur considerando che i turni erano 3, io entravo quando usciva il turno di notte e poi uscivo quando entrava il turno di notte, così da preparare il lavoro per i miei, seguirli tutto il giorno ed assicurarmi che la linea di produzione avesse merce per tutta la notte.
Diciamo che è stata un’esperienza faticosa, stressante (fermare una linea di produzione di una multinazionale, diciamo che non sarebbe stata una grande idea) ma assolutamente formativa.
Al termine di questo monologo non posso che affermare di essere felice del mio essere donna, ma che non sopporto favoritismi da parte di nessuno perché essere donna non è un handicap, non abbiamo bisogno di favoritismi, di scivoli (coi tacchi poi sono pericolosi) ma anzi….dobbiamo essere talmente brave dal crearci il nostro spazio, con la nostra forza, la nostra inventiva e se non ci riusciamo…..bè forse non stiamo facendo lo sforzo nella giusta direzione ricordiamo sempre che c’è una differenza forte tra quello che desideriamo e quello che siamo in grado di fare, e un po’ di umiltà aiuta.
Comunque mai, mai e mai cadere vittime di ricatti di qualsivoglia tipo, noi più “anziane” dovremmo spiegare alle giovani che entrano nel mondo del lavoro cosa significa farsi valere, avere un proprio posto, saper scegliere e soprattutto avere la forza di non scendere mai a umilianti patti.

Patrizia Merlino
http://www.merlinopubblicita.com/it/chi_siamo

Da Ieri a domani” è una rubrica a cura di Tiziana Leopizzi

#daieriadomani #tuttoilbelloeilbuonochece

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