“Arte ieri oggi e….” di Tiziana Leopizzi

Ex SA di Porta Romana Gesso del David di Michelangelo e Giorgio Metta con ICUB
Tutto il mondo identifica l’Italia con l’arte, così ricca com’è di capolavori da mandare in marasma coloro che non sono abituati a convivere con questa realtà.
La sindrome di Stendhal la dice lunga su questo punto.
Abbiamo la fortuna di vivere qui, di essere italiani e abbiamo nel nostro DNA una naturale propensione al bello.
Almeno così scriveva convinto Marco Valsecchi in uno saggio nel lontano 1972, nell’era B.I. ( Before Internet).
Fin dalla nascita noi che, come dico sempre, con un miliardo di antenati probabilmente abbiamo una goccia di un grande artista nelle vene, fin da piccoli ci abituiamo a poco a poco all’armonia, alle proporzioni, al bello, grazie a chiese, palazzi, borghi, sculture, dipinti, ma anche mobili, tappezzerie, vasellame, tappeti e arazzi.
I secoli hanno visto avvicendarsi Messapi, Lucani, Etruschi, Fenici, Liguri, Greci, Romani, Arabi, Longobardi, Francesi, Spagnoli, popoli di ogni razza e costume, via via fino ai giorni nostri e tutti hanno lasciato il segno del loro passaggio con interventi di ogni tipo.
Ogni nuova epoca ha creato un proprio linguaggio mediando, cosciente o meno che fosse, il messaggio della propria cultura fatto di stratificazioni.
Così anche oggi come accadeva ieri, l’arte cerca di esprimere o almeno tenta di esprimere lo spirito del proprio tempo.
Oggi però accanto a pittura scultura disegno ceramica architettura, sono nati nuovi ‘pennelli’ grazie alle tecnologie, e i media tradizionali vengono affiancati da video fotografia installazioni progetti interattivi, sensoriali e ora l’A I , Artificial Intelligence, l’arte dei robot che sta creando un pandemonio a tutti i livelli. Gli strumenti della tradizione, immutati per secoli, si trovano costretti a convivere con nuovi contenuti a cui sono costretti a lasciare sempre di più il passo, gli artisti o i creativi devono imparare ad usare le tecnologie, pena il rischio di rimanere ingessati.
Si ripete in maniera amplificata quanto accaduto con l’arrivo della fotografia un secolo fa, che sparigliò le carte o quanto accadde ai tempi di Gutemberg .
I ritmi pero erano diversi e molto più lenti. Ora l’accelerazione è impressionante, i nuovi strumenti incidono a livello di sinapsi e le diverse soggettività a cui si riferisce il messaggio vengono travolte.
La noia, grande complice della creatività, scompare di fronte ad uno smartphone che in tempo reale ti porta in giro per il mondo e a parlare virtualmente con chiunque.
Tutti i tipi di materia e di materiali sono utili allo scopo di creare un messaggio trasversale, materiali improbabili come cemento catrame, tela di sacchi fili plastica plastica riciclata carta cartoncino, pezzi recuperati dalle discariche, ma i diversi media a differenza dell’Artificial Intelligence, hanno mai intaccato il concetto del momento creativo, sostanzialmente pseudo-divino, privilegio forse dell’artista.
Ora lo sconcerto è enorme e mette in discussione l’essenza dell’atto creativo, la sua unicità. Perciò ora è in atto una rivoluzione che ripete il caos che si creò recentemente negli anni settanta dell’Ottocento con la rivoluzione industriale.
Le macchine iniziarono a sostituire la manodopera, ma ora viene sostituito l’ideatore, il creativo, il progettista.
Mai come ora ci viene in soccorso l’etica, negletta e abbandonata, sostituita per certi versi dalla psicanalisi, che ci potrà aiutare a trovare la strada, una nuova strada da percorrere.
Sono fermamente convinta che solo il recupero delle nostre radici unitamente alla consapevolezza del valore di una simile eredità ci siano le premesse non solo per ridare non solo senso al nostro ‘qui e ora’ ma per sfruttare in ogni senso la miniera d’oro del patrimonio alle nostre spalle di cui stiamo chiudendo sempre di più l’accesso.

Tiziana Leopizzi
Architetto, Accademico Onorario della Accademia delle Arti del Disegno di Firenze

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#ierioggidomani #tuttoilbelloeilbuonochece

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