“Voltaire SullaTolleranza”

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In Francia nel 1763, viene pubblicata una delle più famose opere di Voltaire.

Ph riccardorescio

Il Trattato “Sulla Tolleranza”, costituisce un testo fondamentale della riflessione sulla libertà di credo, sul rispetto delle opinioni e di molte di quelle caratteristiche con cui oggi si vuole identificare una società come civile. Quella stessa società civile che, in nome della parziale o totale libertà di espressione del pensiero, permette e tollera che il sublime concetto di Tolleranza venga completamente stravolto, tanto da accettare le nefandezze espressive, scritte, parlate e rappresentate, da chi non ha altra possibilità se non quella di attaccare, offendere, screditare, oltraggiare. Perchè privo di qualsiasi consistenza morale, etica, culturale, ma estremamente saturi di invidia, quel germe perverso che una volta acquisito non lascia scampo a chi è privo di difese.
“La cattiveria, la prevaricazione, l’ostracismo, ma anche l’egoismo, sono condizioni che non dovrebbero appartenere alle menti pensanti, sicuramente il conviverci rende estremamente dura la quotidianità di chi li fa propri questi deleteri presupposti nel quotidiano fare.
Il pervicace perseguire l’altrui annientamento, fisico e mentale, è un continuo, estenuante, pesantissimo lavoro, poco gratificante e alla lunga per niente appagante.
L’effimera soddisfazione che se ne ricava, quando si raggiunge il crudele obiettivo, dura giusto il tempo di un lampo.
La mancanza di una permanente soddisfazione per il male provocato, da chi di cattiveria si nutre, spiega quanto sia necessario per gli appestati dal male continuare ostinatamente a perpetrare le cattiverie congenite e come sia proprio la perenne tempesta, la condizione di malessere, che vivono dentro.
Sicuramente il disagio momentaneo vissuto, da chi subisce tali prevaricazioni, è comunque inferiore alla inesauribile inquietudine in cui volutamente vivono tutti quelli che di meschinità e ingiustizie si nutrono, poiché queste persone per il piacere di un attimo si dilaniano, si contorcono, si tormentano per tutto il resto del loro tempo.
Non c’è vaccino, antidoto o cura, per il male più antico del mondo, universalmente conosciuto come il male dell’invidia, il cui ceppo originario ha generato i virus della cattiveria, dell’ingiustizia, della prevaricazione.
L’invidia è senza dubbio il male dei mali, chi ne è affetto non ha via di scampo, e come i vampiri, si dice, debbano necessariamente nutrirsi di sangue umano per sopravvivere, così gli appestati del male dell’invidia sono altrettanto continuamente costretti a nutrirsi di cattiveria, di vessazione e di prevaricazione, per avere un motivo di esistere”.
Tratto da “L’Invidia” di Riccardo Rescio
https://italiaefriends.wordpress.com/2019/11/26/linvidia/?preview=true

Riccardo Rescio

31 dicembre 2020 #ierioggidomani

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