“La casa di Pinocchio” di Riccardo Rescio

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“La casa di Pinocchio”
di Riccardo Rescio

Daniela Marcheschi, docente di letteratura Italiana e Scandinava, di Antropologia delle Arti, critica e scrittrice di fama internazionale, sabato 18 gennaio 2020, nella sala Fanfani di Palazzo Pegaso, sede della Regione Toscana, ha tenuto un’interessantissima relazione dal titolo: “ Collodi, un classico indimenticabile”.
La narrazione sul grande scrittore Carlo Lorenzini, meglio conosciuto con il nome di Collodi, geniale creatore delle indimenticabili avventure di “Pinocchio”, è stata a dir poco coinvolgente.
Proprio attraverso Pinocchio, Daniela Marcheschi ci ha parlato dell’Italia e dei molti Italiani, intellettuali e persone del popolo, che durante l’epopea Risorgimentale s’impegnarono in prima persona contribuendo alla genesi dell’Unità d’Italia.
La Prof.ssa Marcheschi ha descritto riferimenti oggettivi e precisi, enumerando atteggiamenti e fatti concreti, che hanno segnato un momento di grande fervore innovativo su cui ha campeggiato Carlo Lorenzini, un personaggio che si può ben ritenere un colosso per interdisciplinarità e coerenza intellettuale.
Lorenzini ha saputo infatti marcare in modo preciso e deciso il rapporto tra scrittura, pittura e musica, mantenendo sempre un giusto equilibrio tra il Sapere Culturale e l’Esperienza concreta del Lavoro manuale.
Parlando di Collodi, la Marcheschi ha compiuto un’oggettiva analisi che è anche un viaggio in un preciso lasso di Tempo, la cui conoscenza è fondamentale per la comprensione della realtà odierna.
Un periodo storico tanto importante da dover essere studiato, approfondito, analizzato e soprattutto partecipato in ogni ordine di scuola non solo per far emergere la personalità di uno scrittore di grande spessore, ma soprattutto perché Lorenzini, attraverso la sua satira, ci partecipa un’Italia di allora, perfettamente sovrapponibile a quella odierna.
Molto spesso ci lasciamo andare a continue, estenuanti, spesso insopportabili, lamentele sulla vita economica e sociale del nostro Paese, dimenticando l’affermazione di Aristotele che recita, “ogni popolo ha il governo che merita”, divenuto nel tempo un postulato di ogni organizzazione sociale.
La casa di Pinocchio, lo si voglia o no, è la nostra casa, lui è il nostro coinquilino, intangibile, ma presente a cui chiediamo di fare tutto il contrario di quello che pubblicamente andiamo dichiarando.
Se non riusciremo a sfrattare l’inquilino, che alloggia in noi e che riteniamo opportunisticamente comodo, utile a volte necessario, se non ci liberiamo di quel Pinocchio, che rappresenta la parte non proprio più edificante del nostro pensare e del nostro essere, se non smettiamo di dire una cosa, per poi fare l’opposto, sarà la comune casa ad essere messa a soqquadro.
Nessuno di noi a livello personale è immune dall’aver ospitato, per un breve periodo o per tutta la vita, un Pinocchio, tanto meno le aziende, i governi e i governanti.
Le enunciazioni roboanti, le faraoniche promesse, le assicurazioni impossibili, le certezze assolute, hanno le gambe corte ed un costo elevatissimo.
Se invece solo di vedere, ci riuscisse guardare con attenzione, se invece solo di sentire ascoltassimo con interesse, se invece di ingurgitare tutto senza assaporare il gusto delle cose, lasciando alla pancia il compito di reagire, potremmo fare grandi cose, invece di accontentarci delle briciole sottratte a chi ci è accanto, ignorando volutamente o ottusamente, la dispensa ricca di tutto e di più, che abbiamo a disposizione, che risponde al nome di Italia.
Comunicare è importante per tutti, partecipare il possibile è vitale nei rapporti interpersonali, quanto per qualsiasi tipo di organizzazione o istituzione.
Per non scendere in politica, prendiamo come esempio l’Azienda, che della Comunicazione ne fa la propria bandiera, chi ne cura la pubblica immagine, i creativi che realizzano slogan emozionali, video coinvolgenti, potrebbero competere con la genialità dell’insuperato Maestro della Comunicazione Pubblicitaria Italiana, Armando Testa, loro però a differenza del genio comunicativo per eccellenza, riescono a partecipare, in modo allettante e persuasivo, ciò che in realtà quella stessa Azienda non fa più da molti anni, cioè essere all’avanguardia della innovazione.
La Coerenza vorrebbe che la convinzione del dire, si materializzasse nell’attuale l’enunciato, per non perdere del tutto la credibilità, conquistata a parole.
Se quella stessa Azienda volesse realmente dare seguito alle proclamate e reiterate enunciazioni, di indubbio impatto emotivo, potrebbe realmente dare al nostro Paese l’opportunità, necessaria ed indispensabile alla valorizzazione di tutte le potenzialità, ancora inespresse, del comparto Turistico/Produttivo/Manifatturiero, offrendo attraverso la propria Rete, prodotti e servizi, sia per l’utenza Nazionale, che per quella internazionale.
Purtroppo però si ha l’impressione che una voluta e mal celata “Cecita”, impedisca di realizzare quella che è certamente l’innovazione più opportuna, sinergica e funzionale, per la più conosciuta, diffusa, radicata, realtà del nostro Paese, quale è quella di “Poste Italiane”.
La capacità di compiere scelte, si sa, fa passare alla Storia di un Paese chi le compie, la capacità di coniare slogan, invece è tutta un’altra storia.
“Dillo a Poste Italiane” è il nuovo slogan, che ci invita e ci permette di esprimere considerazioni e suggerimenti interloquendo direttamente con il Management.
Voi lo avete chiesto, con “Dillo a Poste Italiane”, noi di Italia&friends lo abbiamo detto e anche scritto.

“Il Cambiamento siamo noi”

“Il futuro del volto umano”

“Cambia la prospettiva”

“Cambiare è il modo migliore per crescere”

(https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2242192922499169&id=100001254482577) gennaio 2019
Riccardo Rescio

La grande Storia di Poste Italiane https://www.posteitaliane.it/it/storia-poste-archivio.html

#comunichiamoalmondolitalia #tuttoilbelloeilbuonochece #alcentrodellabellezza #ierioggidomani

Ph riccardorescio le opere riprodotte nel video sono di Caterina Balletti.

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