I&f Arte Cultura Attualità “La Transumanza” di Vincenzo Parlavecchio

Qualche anno fa capitava spesso, ora è sempre più raro poterla osservare, dipende molto in quale regione ti stai muovendo, ma quando accade è sempre un’emozione particolare, almeno a me è quel che sovviene.

Intermezzo cittadino a Spiazzo, in Val Rendena, in Provincia di Trento

A Ferrara, un paio di anni fa, il comune ne fece un occasione ricreativa per i più piccoli e per tutti i curiosi amanti della natura e delle tradizioni popolari, invitarono diversi pastori a congiungersi, e a pascolare le loro greggi, nell’area verde boschiva che scorre parallela le mura antiche della città.
Fu un grande successo, con i vigili urbani a dirigere il traffico causato dalle auto parcheggiate, squadre di bambini giocavano con i cani mentre accarezzavano gli ovini lanosi che, probabilmente, ammiravano per la prima volta. Quando vedo un gregge di pecore, mi è capitato anche di incrociarlo in auto e di dover accostare, o una qualsiasi mandria, è più forte di me, scendo e mi lascio sfiorare dagli animali, annuso il loro odore al passaggio, ascolto i loro rumori, non solo belati o muggiti ma anche guaiti e schiocchi di bocca, un vero esercito scorre in formazione, coordinato dai vispi ed intelligentissimi cani da pastore, telecomandato dal capobranco in assoluto, il pastore alla guida della sua “transumanza”.

Un Pastore, il suo gregge e il suo aiutante di fiducia.

Per transumanza si intende il trasferimento delle mandrie, e delle greggi, dalla pianura verso la montagna e viceversa, a secondo della stagione, per l’inverno scendono dai monti, verso un clima più mite, in estate vanno in alpeggio, per un pascolo più fresco e più ricco.

Permesso, grazie.

La transumanza ha una storia antica di secoli, circa dal III° a.C., ed è una usanza praticata in tutta l’Europa centro meridionale, Germania e Svizzera, specie nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, Spagna, Francia e Italia, dove la tradizione era molto sentita. Gli itinerari scelti per la transumanza, solitamente sempre gli stessi salvo forzati scostamenti minimi, sono chiamati “tratturi”, praticamente percorsi scelti attentamente per la presenza di ampie aree di riposo, corsi d’acqua e zone di verde pascolo. La pastorizia è sempre stata un attività prevalente del centro-sud e dell’estremo nord d’Italia, con spostamenti che andavano dalla catena appenninica, Molise, Abruzzo, Toscana e Lazio, sino alle zone costiere tirreniche della Maremma e dell’Agro Pontino, e adriatiche del Gargano e delle Murge, verso il tavoliere delle Puglie, senza dimenticare le profonde radici del ceppo Sardo e la cultura popolana della Sicilia.

I Butteri della Maremma in Toscana

La transumanza è un cast di attori, tutti sono protagonisti, ognuno con la sua parte da recitare, la trama del film è la migrazione, l’ecosistema naturale è l’ambientazione, i cani da pastore sono i buoni, compagni fedeli e lavoratori instancabili, l’asinello è il capo claque, il pastore è il regista e il gregge è l’attore principale e se proprio vogliamo eleggere un cattivo, in ogni film ce ne è uno, potremmo identificarlo nel clima, spesso imprevedibile e avverso.
A parte qualsiasi simpatica analogia la storia, il significato e la tradizione della transumanza è profondamente legata all’allevamento, alla relazione tra uomo e animale e al loro interscambio di benessere, allo spirito contadino nel rispetto per l’ambiente, all’umiltà di una vita estremamente artigianale, saper provvedere da soli a tutto e in ogni situazione, sino al cibo e a rituali fatti di sguardi e gesti semplici ma saggi e degni di essere tramandati.
Purtroppo oggi la pastorizia transumante è una rarità, pochissimi allevatori hanno mantenuto fede a questa tradizione, sopravvive lungo tutto l’arco prealpino, nel sud e nelle isole, gli allevatori moderni spostano gli animali grazie al trasporto su ruote o su rotaie, e quel pezzo di pane e formaggio, quei richiami canini e fischi di comando, quello scampanare di preavviso rumoreggiano nell’immaginario, ormai diventato quasi leggenda.
E’ ancora pulsante in me il ricordo di bambino di quando allo “zaccano”, il luogo dove l’allevatore di turno riceveva il latte dai consorziati del paese, arrivavano a turno le mucche per la mungitura, rigorosamente manuale, e filtrava il latte versandolo direttamente in un paiolo gigante, sospeso su un fuoco ardente, per portarlo al caglio e rompere il primo fiore di ricotta, una delizia indescrivibile. La fiamma ipnotica, i profumi, il dialetto, i visi stanchi, i sorrisi pennellati di ombre, le rozze mani che manipolano sapientemente, gesta e immagini che, seduto in un angolo ed estasiato, inalavo come aerosol e che ancora oggi mi inebriano la mente emozionandola di vividi ricordi.
Arte, Tradizioni e Storia esalano grazie alla bellezza della semplicità contadina, moltiplicatore della Cultura Italiana nel Mondo.

Vincenzo Parlavecchio
Membro Onorario della Rappresenta Diplomatica dei Saperi e Sapori d’Italia per Italia&friends

#comunichiamoalmondolitalia #tuttoilbelloeilbuonochece #bastaunpost

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