Ciak si gira : al rione Sanità’, con Totò’, Eduardo de Filippo, Sophia Loren e nel Borgo Marinaro di Cetara con Gianni Morandi

di Enzo Longobardi

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Molti, il rione Sanità a Napoli, lo hanno sentito per la prima volta, grazie ad Eduardo ne: “Il sindaco del rione Sanità”, commedia poi ottimamente trasportata al cinema da Mario Martone. Il Rione Sanità a Napoli è centro ma nello stesso tempo periferia, che deve il suo nome alla salubrità della zona, secoli fa incontaminata e sede anche di miracolose guarigioni che leggenda vuole avvenissero in quelle sue catacombe, come il cimitero delle Fontanelle, ossario dei defunti della peste del 1656 e delle carestie, oggi luogo di pellegrinaggio turistico. Un’area che si sviluppò dal XVII secolo, dalla costruzione della Basilica di Santa Maria della Sanità, e che divenne l’area prescelta da nobili e borghesi napoletani ed il percorso della famiglia reale dal centro della città alla Reggia di Capodimonte. Percorso tortuoso, per il quale si ritenne necessaria la costruzione di un collegamento diretto, ilPonte della Sanità. Il Rione Sanità è stata location di film di successo: sui Gradini Vita, ciak de “La sfida” di Francesco Rosi, quando il protagonista Vito Polara, (José Suarez) si fa lucidare le scarpe da uno sciuscià. Poi Piazza della Sanità, location nel primo episodio de L’oro di Napoli, dove Totò cammina in una piazza affollata di venditori in un pieno clima natalizio, e set anche “In Viaggio in Italia”, dove Ingrid Bergman ferma la sua auto per assistere ad un corteo funebre. Poi Palazzo Sanfelice, location di “Questi fantasmi”, e de “Le quattro giornate di Napoli”. Salita dei Cinesi, cara a Vittorio De Sica tanto da girarvi due film, L’oro di Napoli, appunto e Ieri, oggi, domani. Se nel primo il regista vi ambienta la casa dove vive il pazzariello interpretato da Totò, nel secondo identifica il basso di Sofia Loren e Marcello Mastroianni. Il cosiddetto tour del Miglio Sacro è il modo migliore per visitare il Rione Sanità: un percorso che parte dalla Basilica della Incoronata Madre del Buon Consiglio, passando per le Catacombe di San Gennaro, la Basilica di San Gennaro Extra Moenia, il Cimitero delle Fontanelle, la Basilica di Santa Maria della Sanità, Palazzo San Felice, Palazzo dello Spagnuolo, Porta San Gennaro, via Santa Maria Antesaecula dove si trova la casa dove nacque Totò, e chiudendo il tour con una bellissima opera di street art«Resis-ti-Amo», che ricopre tutto il muro adiacente Santa Maria alla Sanità che celebra la rinascita culturale del quartiere, ed anche la storia vera di due innamorati che hanno combattuto la ferocia di una grave malattia con l’amore. Da lì, 80 km ed arriviamo a Cetara, in costiera amalfitana,più volte set cinematografico. Come in“L’uomo, la bestia e la virtù”, diretto da Steno, con Totò, Orson Welles; nella fiction“Capri 2”ma anche location di un film particolare “Le castagne sono buone” del 1970 di Pietro Germi con un giovane Gianni Morandi che interpreta un regista fintamente cinico. Un film non particolarmente bello, ma con una peculiarità: era contro, dichiaratamente ostile agli eventi del 68′, a quel clima di euforia e cambiamento che aveva investito la società e la cultura dell’epoca. Le castagne del titolo volevano evocare proprio quei valori persi, sferrando anche un attacco alla televisione responsabile “della morte della conversazione e dell’intimità familiare”. Un disagio da parte di Pietro Germi che trovò comunanza con quello di altri registi della stessa generazione (vedasi Luchino Visconti del film “Gruppo di famiglia in un interno”). Cetara è sempre stato un paese di pescatori. Non a caso il suo nome deriva dal latino Cetaria,tonnara, o da cetari,venditori di pesci grossi. 2000 anime, con una storia di fatica e dignitosa povertà. Ma a metà degli anni novanta, grazie a ristoratori quali Acquapazza, Al Convento, San Pietro, Falalella e La Cianciola quella salsa cremosa, erede del sapido Garum romano, quelle umili alici, fino ad allora, ingrediente senza valore commerciale, si trasformano in simbolo della cucina moderna, rito, da consumare tra il 25 marzo, festa dell’Annunciazione, quando le alici raggiungono la maturazione giusta per finire sotto sale, e il 22 luglio, giorno di Santa Maria Maddalena. Un lavoro duro alle spalle: le lampare cetaresi partono di notte, utilizzando ancora il classico cianciolo, la rete circolare. Entro poche ore dalla pesca, che proviene esclusivamente dal golfo di Salerno, così come il disciplinare Slow Food, le alici finiscono al mercato o nei magazzini delle imprese cetaresi. Le acciughe, decapitate ed eviscerate a mano, sono sistemate a strati alterni di sale e alici, in botti di legno, denominati terzigni. I pesci vengono poi pressati e il liquido in superficie, è conservato a parte per mesi. La maturazione avviene tra ottobre e novembre, quando il liquido viene versato nuovamente nel terzigno dà alla salsa la caratterizzazione organolettiche. Infine a dicembre la colatura è pronta per finisce su spaghetti, vermicelli, risotti e filetti di pesce di tutta Italia e nel mondo e che ha portato anche alla richiesta del marchio Dop.

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Napoli & Dintorni – Rubrica a cura di Enzo Longobardi Docente di Marketing Territoriale e Local Development http://www.informazione.campania.it/cultura/220981-napoli-dintorni-rubrica-a-cura-di-enzo-longobardi-17.html

#comunichiamoalmondolitalia #tuttoilbelloeilbuonochece #alcentrodellabellezza

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